martedì 8 dicembre 2015

Festa dell'Immacolata a Nicotera Marina. Psicodramma e tradizione.



Nicotera. “Questo sentimento popolare nasce da meccaniche divine”. Così recita un testo, intriso di misticismo, del famoso cantautore Franco Battiato. E questi sono i versi che affiorano facilmente alla memoria nel vedere la suggestiva processione in mare dell’Immacolata Concezione, patrona della piccola frazione marittima. Ogni anno, l’8 dicembre, alle 12 in punto, la statua della Vergine lascia la chiesa madre e viene condotta a spalla verso l’arenile. Qui, i devoti portatori dell’effigie cedono il privilegiato compito ai marinai, i soli che per secolare tradizione possono immergere la statua della Madonna nelle acque del mare. Il nutrito corteo, tra canti di lode alla Vergine, ripercorre l’itinerario che la cassa contenente la sacra effigie compì più di due secoli fa, quando fu avvistata da due pescatori dal quartiere Palmintieri, antico borgo di umili lavoratori. La tradizione intorno all’Immacolata di Nicotera Marina, non è soltanto trasmessa oralmente ma si avvale di documenti d’epoca che raccontano come andarono i fatti. Cose narrate da chi rinvenne la famosa cassa e poi messe per iscritto a futura memoria, non senza un interessante corollario di piccoli prodigi e situazioni piene di simbolismo che ammantarono di fascino la vicenda. Il primo miracolo compiuto dalla Vergine, subito dopo il ritrovamento del suo simulacro, fu che la Marina, da quel microscopico agglomerato di piccole casette a due passi del mare, divenne una vera e propria cittadina, benedetta dallo sguardo materno di Maria, raffigurata nell’atto di benedire i poveri e laboriosi marinai. Ma andiamo al racconto. Nell’anno del Signore 1755 due pescatori notarono, nella soprastante Nicotera, una cassa di legno galleggiare in mare, in balìa delle onde e delle correnti. Grande fu la curiosità che pervase i due giovani che, immaginando che la misteriosa cassa potesse custodire un tesoro, non persero tempo e percorsero il sentiero scosceso che conduceva a quella che era semplicemente la Marinella. Quando i due giovani pescatori giunsero a valle il sarcofago di legno aveva già raggiunto località “Fosso”. La cassa conteneva una scultura lignea raffigurante la Vergine, e proveniva, secondo alcune fonti, da un’imbarcazione che trasportava altre statue in Sicilia ma che si sarebbe imbattuta in una tempesta e avrebbe perso l’intero suo carico. La fattura dell’opera d’arte rimanderebbe a una delle tante botteghe d’arte napoletane nelle quali abili artigiani creavano meravigliose effigi sacre.
Da allora, il culto dell’Immacolata Concezione a Nicotera Marina è più vivo che mai. Ed è un culto denso di significati profondi e oltremodo simbolici. Per i pescatori di Nicotera Marina il culto dell’Immacolata non è solo devozione fine a se stessa ma è atto di preghiera; un vero e proprio psicodramma, in cui ogni pescatore recita la parte di se stesso e inscena un atto d’invocazione alla Signora dei mari, racchiuso in un “Viva Maria!”, che è atavica lode e richiesta di protezione e sostentamento, supplica per una  buona annata per il pescato, unico mezzo di sostentamento per le famiglie. Ma lo psicodramma è anche collettivo. E l’intera popolazione viene immersa nel fascino di un momento liturgico unico. I devoti seguono dalla spiaggia il faticoso percorso in acqua dei marinai, fino alla fine della processione in mare.
In occasione della festa giungono in paese fedeli dalle vicine località, ma sicuramente è per gli abitanti di Nicotera Marina che l’evento riveste un significato profondo, di intensa partecipazione mistica, di occasione imperdibile, per chi si trova lontano per lavoro, di unirsi ai propri cari rimasti in paese. In quei giorni il paese vibra di gioia e di trepidante attesa di un momento suggestivo: quello in cui la dispensatrice di salvezza lascia il suo tempio per benedire il mare e le sue genti.
Anche oggi, 8 dicembre, si rinnoverà la corale liturgia in Marina, sotto la guida attenta di don Nunzio Maccarone, parroco del paese.

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